Un po’ di tempo fa ho letto una storia, forse vera, attribuita a Winston Churchill.

Non so dire con certezza se sia documentata al 100%, ma è una di quelle storie che girano spesso su di lui…

e soprattutto è una di quelle che ti restano in testa.

Si racconta che Churchill, prima di un discorso importantissimo alla nazione, si sedette con il suo speechwriter.

Gli spiegò cosa voleva dire, il tono, il messaggio, l’importanza del momento. 

Il collaboratore prese appunti e andò via a scrivere il discorso.

Dopo qualche ora tornò con la prima versione. 


Churchill lo guardò e gli fece una sola domanda:

"È il meglio che puoi fare?"

Il collaboratore ci pensò un attimo e rispose:

"No… probabilmente posso fare di meglio."

Tornò indietro.

Rielaborò tutto.

Raffinò frasi, ritmo, parole.

Dopo un altro po’ tornò di nuovo.


Churchill lo guardò e fece la stessa identica domanda:

"È il meglio che puoi fare?"

Di nuovo:

"No… in effetti posso ancora migliorarlo."


Terzo giro.

Quella notte il collaboratore lavorò fino a tardi.

Tagliò, riscrisse, rese ogni parola più precisa.

Il giorno dopo tornò, stanco ma convinto. 


Churchill lo guardò e disse ancora:

"È davvero il meglio che puoi fare?"

E questa volta la risposta fu diversa:

"Sì. Ho fatto tutto il possibile. Questo è il meglio che posso fare."

E Churchill disse:

"Perfetto. Allora abbiamo quello che ci serve."


La parte interessante?

Nelle prime due versioni, Churchill non entrò nemmeno nei dettagli. Non fece correzioni tecniche. Non disse cosa cambiare.

Fece solo una domanda: È il meglio che puoi fare?

Quella domanda obbliga chi ce l’ha davanti a guardarsi dentro.

A capire se sta consegnando qualcosa di "abbastanza buono"…

o davvero il meglio.

E questo vale ovunque.

Vale col vostro Gruppo. 

Quando qualcuno Vi presenta un progetto, una proposta, un'idea, una campagna.


Chiedete semplicemente:

"È il meglio che può fare?" 

 A volte diranno sì. 

E allora bene.

Ma spesso diranno:

"No, in effetti posso fare di meglio."

E torneranno a lavorarci.

Vale anche con Voi stessi.

Quante volte consegniamo la prima versione di qualcosa solo perché siamo stanchi? O di fretta? O perché "tanto va bene così"?

E vale persino con l’AI.

Provate la prossima volta.

Quando ChatGPT (o qualsiasi altro strumento) Vi dà una risposta, non fermarteVi alla prima versione.

Scrivete: "È il meglio che può fare?"

Molto spesso la seconda versione è già superiore.

La terza ancora di più.

Non perché la prima fosse sbagliata.

Ma perché quasi mai la prima è il massimo potenziale.


La morale per me è semplice:

non accettare automaticamente la prima versione.

Non perché non sia buona.

Ma perché quasi sempre si può alzare il livello con un giro in più.


A volte basta una domanda fatta con onestà:

È il meglio che può fare?


È tutto per oggi. 


www.studiostampa.com

Nessun commento:

Un po’ di tempo fa ho letto una storia, forse vera, attribuita a Winston Churchill.

Non so dire con certezza se sia documentata al 100%, ma è una di quelle storie che girano spesso su di lui… e soprattutto è una di quelle ch...